06/08/2009

Michelle Wie: la grande promessa mancata del golf

La bella golfista americana di origine coreana Michelle Wie, ribattezzata in passato il "Tiger Woods del golf femminile", è uno dei casi che più lasciano perplessi nella storia dello sport. Giudicata dal prestigioso magazine Time nel 2006 come nientepopodimeno "una delle 100 persone che cambieranno il nostro mondo", Michelle Wie, classe 1989 e quindi appena ventenne, era diventata un nome noto al grosso pubblico verso il 2004, quando, dopo avere vinto alcuni titoli giovanili, fu identificata come grande promessa dello sport femminile e sponsorizzata immediatamente dai più imporanti brand attivi nel mondo dello sport, Nike e Rolex in primis.

Tutti sappiamo come la figura del bimbo-prodigio vende e nessuno sembrava volere farsi sfuggire la possibilità di accostare al proprio nome l'immagine di questa enfant prodige del golf: una ragazzona di 14 anni alta 1.85 con uno swing da paura, figlia di immigrati coreani (ah, l'american dream...), per di più belloccia e fotogenica.

Ben presto la pressione su Michelle cominciò a farsi sentire. Anche Arnold Palmer riteneva che Michelle avrebbe avuto sul golf un impatto ancora maggiore di quello di Tiger Woods. L'ossessione di Michelle - ma soprattutto del suo zelante padre... - di fare quanti più soldi possibili e di arrivare a battere gli uomini (alla faccia degli obiettivi per gradi...), fecero sì che Michelle Wie divenne professionista prima ancora di avere compiuto 16 anni. Peccato che non fosse tecnicamente e mentalmente matura per affrontare le sfide del tour professionistico.

Un'incompleta maturazione tecnica, alcuni infortuni e (crediamo) soprattutto il peso immane della pressione di dovere battere immediatamente tutti i traguardi del mondo hanno avuto la meglio nel giro di un paio di anni della verve di Michelle.

Ora Michelle sembra volere insistere nel conquistarsi la gloria sul campo, ma è ancora lontana dall'elite femminile (e ovviamente anche maschile), ed ogni mese che passa sembra diventare più difficile che possa eguagliare le gesta di Tiger Woods.

Davvero un caso eclatante dei paradossi che lo sport professionistico sta vivendo nei nostri tempi. Fagocitato dal grande business, lo sport sembra avere perso la bussola: difficile giudicare "perdente" Michelle, che a nemmeno vent'anni ha già diverse decine di milioni di dollari in banca, difficile non giudicare perdente lo sport, ostaggio di fenomeni di immagine creati a tavolino.

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